Rifiutarte

Una delle cose che più mi manca della meravigliosa isola dove vivo da quasi tre anni e da cui sono lontana da luglio, è il mare ovviamente, in tutte le sue forme.
Fra le buone abitudini che avevo, una era quella di unire l’utile al dilettevole ovvero mentre passeggiavo in spiaggia o chiacchieravo con un amico in un campo di fiori, ripulivo dai purtroppo innumerevoli rifiuti la natura intorno a me.
Non so quanti kg di mozziconi avrò raccolto e buttato, purtroppo nell’indifferenziato (chissà forse ci sarà qualche modo per riutilizzare anche quelli, tipo farli bollire, farli asciugare e usarli come imbottitura {non ci ho mai provato ma se qualcuno l’ha fatto che mi faccia sapere}) ma il tipo di rifiuto più frequente che ho trovato, è senza dubbio la plastica.
Purtroppo la maggior parte delle volte l’azione delle onde e del vento e lo sfregamento con roccia e sabbia rompe i pezzi di plastica in parti sempre più piccole, fino a formare le terribili microplastiche, molto difficili da raccogliere ma molto facili da ingerire per i pesci e gli altri animali marini.
Penso che ognuno di noi abbia visto prima o poi le foto di uccelli marini e pesci morti con lo stomaco pieno di microplastiche, addirittura anche balene e altri grandi mammiferi marini sono stati ritrovati con diversi kg di plastica nello stomaco.
Tutto questo è molto triste, ma per ma ha rappresentato anche una grande ispirazione ed occasione!

C’è stato un momento (durato mesi) in cui vedere tutta questa plastica anche in cima ad una montagna o nel mezzo del niente, seguita dalla cementificazione massiccia che hanno fatto delle coste e della natura a Tenerife, mi faceva stare molto male. In più lavoravo per una piccola azienda che pretendeva di fare moda ecologica, ma prendendo stoffe dal Giappone, quindi con un’enorme impatto ambientale, oppure dove la produzione era incredibile, facevano centinaia di magliette e gonne e vestiti ma non ne vendevamo una e tutte le mie idee “green” venivano sistematicamente ignorate e stravolte da una capa dispotica e completamente ignorante in materia, sia ambientale che commerciale. Tutto questi imput negativi mi stavano buttando giù, fino a che mi sono licenziata da quel lavoro frustrante, ho cambiato abitudini e ho cominciato a dedicarmi a me e a quello che mi importava veramente e il bisogno di creare ha dato vita a queste creazioni.

L’idea di fondo è stata “Come posso usare questo materiale per comunicare, per sensibilizzare al tema per me importantissimo del consumo eccessivo di plastica e del rispetto per il mare, la spiaggia e chi abita questo ambiente?”
Ed ecco qua che un giorno questa esigenza ha preso forma in questi “pannelli”, su una base di juta ho ricamato i pezzi di plastica, unendo fili di cotone o di alcantara, abbellendo con perline e paillettes, nastri e pezzi di tessuto. Ho usato anche pezzi di legno, piccoli sassi o piccole conchiglie ma in maniera parsimoniosa perchè il materiale organico è meglio lasciarlo lì!

La libertà che ho provato nel creare questi lavori è stata immensa e mi ha ripagata di tutta la delusione accumulata, c’era una specie di incantesimo che capitava in quei momenti, non mi sembrava di essere io a creare ma che fossero già creati e che io stessi solo scoprendo quello che c’era. Ovviamente senza paragonarmi a lui ma mi ricordava un po’ il concetto di Michelangelo del levare per il quale il blocco di marmo andava scolpito affinché potesse liberare la statua che vi era imprigionata dentro. 

Per me era così, quel disegno c’era già, io lo stavo solo liberando! Non ho mai pensato ad una funzione pratica per questi pannelli anche se certamente potrei inserirli o adattare questa idea in altre creazioni sartoriali ma per ora sono “solo” un ottimo sfogo creativo, sperando vivamente di rimanere senza questa materia prima!

Se volete contribuire ad un oceano pulito e ad altre iniziative ecologiste vi consiglio di visitare https://theoceancleanup.com ed ovviamente https://www.greenpeace.org anche se un ottimo modo per aiutare il pianeta è ridurre i consumi e gli sprechi, fare scelte più consapevoli, reciclare i rifiuti o semplicemente armarvi di buste, pinze e guanti, fare una passeggiata e raccogliere tutto ciò che in natura non dovrebbe esserci!

Published by lunalaluz

Creazioni sartoriali, pensieri, mare e sabbia sotto i piedi

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

%d bloggers like this: